L’ultima fase di fioritura della pianta di Cannabis: Guida al traguardo finale
Ed eccoci ritrovati ad un nuovo appuntamento culturale ed educativo sull’ultima fase di fioritura della Cannabis! Nei capitoli precedenti abbiamo esplorato nel dettaglio come gestire al meglio la fase vegetativa e quel momento incredibile che è la prima fase iniziale di fioritura, caratterizzata dallo stretch delle piante.
Come ormai avrai capito, la fioritura non è un periodo unico e piatto, ma va suddivisa tassativamente in due fasi distinte. Questo perché i parametri ambientali, il microclima indoor all’interno della grow room e il nutrimento che la pianta di cannabis richiede cambiano radicalmente di pari passo con il suo sviluppo anatomico.
Oggi quindi ci addentreremo in questo importantissimo traguardo: la fase finale della fioritura, il momento in cui si decide la vera qualità del tuo raccolto!

L’ultima fase di fioritura della Cannabis: vietato abbassare la guardia
Se sei arrivato a questo punto, guardando la tua grow room noterai che quelle che prima erano solo promesse di fiori ora sono piccole infiorescenze che stanno lentamente prendendo forma, peso e un profumo celestiale. La maggior parte del lavoro duro e dello sviluppo strutturale della pianta è ormai dietro di te. Ma attenzione: questo non significa assolutamente che si possa abbassare la soglia dell’attenzione o rilassarsi sul divano pensando che il gioco sia fatto. C’è ancora tantissimo lavoro strategico da fare e i passi falsi compiuti in queste settimane possono rovinare mesi di sforzi.
Per produrre cime di Marijuana che si distinguono dalla massa, oltre all’ovvio e importantissimo fattore genetico impresso nei semi che decidi di coltivare, dovrai lavorare sodo, osservare molto e studiare altrettanto. È fondamentale arrivare a questo punto dello sviluppo con le idee chiarissime su ciò di cui la pianta ha bisogno in fioritura, settimana dopo settimana.
Rispettare le sue necessità biologiche ti ricompenserà non solo in termini di quantità sulla bilancia, ma soprattutto in una qualità aromatica e in una potenza superiori. In quest’ultima fase la pazienza diventerà la tua virtù più grande: con il passare dei giorni la forma si farà massiccia e il profumo delle cime diventerà sempre più invitante, quasi irresistibile.
Sappi però che saper aspettare il momento perfetto per il raccolto, senza farsi prendere dalla fretta, fa tutta la differenza del mondo tra l’avere fiori leggeri (poveri di sapore e con pochi principi attivi) o un raccolto invidiabile, ricco di effetti forti e sapori unici, capace di riempire la tua scorta personale per l’intero anno!

Quanto dura l’ultima fase di fioritura? Le tempistiche del rigonfiamento
In linea di massima, possiamo dire che la fase di fioritura finale ha inizio intorno alla 4° o 6° settimana dallo switch delle luci, a seconda della genetica che stai coltivando. Te ne accorgerai osservando la pianta: lo stretch verticale si ferma del tutto e noterai fattori evidenti come il visibile rigonfiamento dei calici (i fiori si “uniscono” a formare le cime principali) e la comparsa dei primi pistilli che virano dal bianco candido all’arancione o rosso mattone.
Questa fase conclusiva può durare dalle 3-4 settimane per le varietà a dominanza Indica più rapide, fino alle 7-9 settimane (e talvolta persino di più) per le genetiche Sativa più pure o i grandi ibridi commerciali. In questo periodo le piante non cresceranno più in altezza, ad eccezione di piccoli scatti tipici di alcune Sative (il fenomeno del foxtailing). Tutta l’energia della pianta è ora focalizzata al 100% sullo sviluppo dei fiori e sulla produzione massiccia di tricomi, che in natura servono alla pianta come scudo protettivo contro i raggi UV e i predatori. Anche sotto terra la dinamica cambia: lo sviluppo delle radici non si ferma mai del tutto, ma subisce un rallentamento drastico; l’apparato radicale smette di espandersi e si concentra sul mantenimento dell’assorbimento idrico e minerale.
Sui forum come ICMag si discute spesso di un trucco: dare meno luce in questa fase finale (ad esempio passando a un fotoperiodo di 11 ore di luce e 13 di buio, o addirittura 10/14 nelle ultime due settimane) per indurre la pianta a maturare qualche giorno prima rispetto al classico ciclo 12/12. Come ti sarà capitato di leggere nei nostri articoli precedenti, questo taglio delle ore di luce si traduce inevitabilmente in una minore quantità finale di fiori prodotti, poiché riduci l’energia fotosintetica totale. Sta a te valutare se sacrificare qualche grammo di erba per risparmiare una manciata di giorni sul calendario e qualcosa sulla bolletta elettrica.

Nutrizione e parametri ambientali: la transizione verso il PK e la senescenza
Questa è senza dubbio la fase più delicata per quanto riguarda le esigenze nutrizionali della Cannabis. Se fino a metà fioritura la pianta aveva un disperato bisogno di una buona dose di azoto per sostenere lo stretch e la fotosintesi, ora le cose si ribaltano: la richiesta di azoto crolla drasticamente.
Al contrario, la pianta sviluppa una fame insaziabile di Fosforo e Potassio in dosi elevate, i due macroelementi responsabili del rigonfiamento cellulare dei fiori e della densità delle cime. Il modo più semplice ed efficace per somministrarli è scegliere un classico booster di fioritura della cannabis, come il famosissimo PK Booster di GH, calibrando i dosaggi con attenzione per non esagerare.
In questa fase assistiamo a un fenomeno bellissimo e naturale: la senescenza. La pianta deve iniziare a consumare le sue stesse risorse di azoto immagazzinate nelle foglie più grandi, che inizieranno inevitabilmente a ingiallire per poi cadere. Molti coltivatori si spaventano vedendo le foglie ingiallire alla fine del ciclo, ma in realtà è il segno che tutto sta andando secondo i piani!
Un’erba che arriva al taglio ancora completamente verde scuro è sinonimo di un accumulo eccessivo di azoto. C’è un piccolo mito chimico da sfatare che si legge spesso in giro: molti dicono che l’azoto residuo rilasci cellule cancerogene direttamente nella combustione; la realtà scientifica è che i nitrati minerali rimasti intrappolati nei tessuti alterano la pirolisi (la combustione della cima).
Un’erba satura di fertilizzanti brucerà male, farà continue scintille, produrrà una cenere nera e dura e, soprattutto, avrà un sapore pessimo, acido e gratterà fastidiosamente in gola.

La soluzione per evitare questo disastro è un adeguato Flush, ovvero il lavaggio finale del substrato. Nelle ultime due settimane di vita della pianta si sospende ogni tipo di fertilizzante e si irriga con sola acqua pura.
Ottima l’acqua demineralizzata che puoi trovare facilmente in qualsiasi ferramenta o negozio di giardinaggio, oppure, se vuoi risparmiare e seguire un approccio più naturale, l’acqua piovana, che ha un’elettroconduttività (EC) praticamente pari a zero ed è fantastica per ripulire la terra dai sali accumulati. Durante il flush il pH dell’acqua dovrebbe essere mantenuto tra 5.8 e 6.2, mentre l’EC deve essere il più vicino possibile allo zero.
Anche i parametri ambientali in questa fase cambiano e richiedono valori decisamente inferiori rispetto alla prima parte della fioritura. Man mano che i boccioli diventano compatti, pesanti e la resina sembra letteralmente gocciolare dappertutto, il rischio che l’umidità rimanga intrappolata dentro i fiori creando focolai di muffa si alza a livelli di guardia.
L’ideale è mantenere temperature fresche, intorno ai 16°C stabili durante la notte e non oltre i 23-24°C durante il giorno, con un’umidità relativa massima del 45%, spingendola preferibilmente verso il 35% nelle ultime due settimane. Le temperature notturne fresche, tra l’altro, stimolano la pianta a distruggere la clorofilla e a esaltare i toni viola, blu e scuri (grazie agli antociani), rendendo le cime spettacolari anche alla vista.
Il momento del Raccolto: come leggere i veri segnali della pianta
Con l’acquolina in bocca e il profumo che invade la stanza, a questo punto ti starai sicuramente chiedendo: “Ok Annibale, ma quando è meglio tagliare le mie cime?”. La risposta più comune e superficiale che troverai in giro fa riferimento ai pistilli della cannabis. Sicuramente avrai sentito dire che quando la maggior parte dei peli diventa marrone è ora di tagliare.
In realtà, il vero segreto custodito dai professionisti sta nel colore esatto dei tricomi, quelle microscopiche ghiandole a forma di fungo che ricoprono i fiori e le foglioline resinose (e che, se separate a freddo, danno vita all’Hashish d’eccellenza). È lì dentro che si concentra la vera composizione chimica e la magia della pianta, poiché i principi attivi e i terpeni si trovano racchiusi proprio in quelle microscopiche capsule naturali.

Se non possiedi un piccolo microscopio tascabile da coltivazione (un accessorio economico ma che ti cambia la vita), dovrai per forza fare riferimento al colore dei pistilli come linea guida generale. Ma se puoi guardare da vicino con una lente o un microscopio, noterai l’evoluzione:
- Tricomi Trasparenti: Il contenuto è ancora immaturo, la produzione di cannabinoidi è all’inizio e l’effetto sarebbe leggero e sgradevole, spesso causa di mal di testa.
- Tricomi Opachi e Lattivastri: È il momento del picco massimo di THCA (la forma acida del THC, prima della decarbossilazione). Una pianta raccolta con la stragrande maggioranza dei tricomi opachi (intorno al 90%) offrirà il massimo della potenza cerebrale, un effetto pulito, energizzante ed euforico.
- Tricomi Ambrati: Quando si supera il picco di massima maturazione, il THCA inizia a degradarsi naturalmente per ossidazione, trasformandosi in CBN (Cannabinolo). I tricomi assumono un colore marrone ambrato scuro e i pistilli diventano completamente rosso-marroni. Il CBN non è un errore, anzi: regala quell’effetto tipicamente fisico, rilassante, corporeo e quasi narcotico, ottimo per la sera o per uso terapeutico.
Personalmente ti sconsiglio caldamente di raccogliere prima che almeno il 90% dei tricomi sia diventato completamente opico/latte. Per quanto riguarda i pistilli, assicurati che almeno il 70-80% abbia cambiato colore o sia appassito. Aspettare il momento giusto permette ai terpeni e agli oli essenziali di completare il loro profilo aromatico, regalandoti quel sapore denso, persistente e rotondo che rende unica una cima ben coltivata.
Consigli finali e considerazioni dei professionisti
In sintesi, l’ultima fase di fioritura della cannabis è il momento decisivo, l’esame finale in cui continuare a rispettare meticolosamente ogni singolo parametro di crescita ti permetterà di coronare un ottimo lavoro e assicurarti una preziosa scorta di altissimo livello per tutto l’anno.
Negli ultimi anni sono stati condotti studi approfonditi su come avvenga la biosintesi dei tricomi. Gli scienziati e i coltivatori più attenti hanno scoperto che la pianta di cannabis, se sottoposta a determinati stress controllati nelle ultimissime settimane, reagisce aumentando la produzione di resina come meccanismo di difesa contro gli insetti parassiti, la disidratazione e gli agenti atmosferici. Ecco perché una defogliazione mirata strategica o una sfoltitura delle prendisole rimaste nelle ultime due settimane può rivelarsi utilissima non solo per far girare meglio l’aria contro la muffa, ma anche per dare un ultimo input alla produzione di tricomi.
Ricorda sempre, però, che se desideri una pianta ricoperta da uno spesso e congelato strato di resina bianca, la qualità della genetica di partenza fa l’80% del lavoro. La nostra Old Lemongrass F1 ne è un perfetto esempio contemporaneo: una dimostrazione di come i geni selezionati siano essenziali per spingere la produzione di resina oltre ogni limite.
Questo ci riporta alla mente leggende memorabili come la celebre White Widow, chiamata così negli anni ’90 proprio perché a fine fioritura i fiori sembravano letteralmente coperti da un manto di neve bianca luccicante. Una varietà che ha fatto la storia in ogni coffee shop di Amsterdam e che ancora oggi rimane un cult indiscusso per chi esige solo il massimo della resina. Buona coltivazione e ottima scelta del tempo di raccolta a tutti!

E per oggi è tutto, restate sintonizzati per i nostri prossimi articoli sul Lotus Curing: essiccazione e concia della Cannabis a freddo!
Un saluto dal team di Annibale Seedshop!
Davide, CEO Fondatore e Genetista





