La prima fase di fioritura della Cannabis: Guida pratica alla transizione 12/12 e allo “Stretch”
Benvenuti a tutti in questo nuovo articolo sulla prima fase di fioritura della Cannabis! Nel nostro ultimo appuntamento abbiamo dato uno sguardo rapido e generale a quelli che sono gli argomenti e i dubbi più frequenti quando si parla di fioritura della Cannabis. Oggi invece vogliamo fare un bel salto di qualità e andare ad analizzare nei minimi dettagli quella che è la prima fase di questo ciclo. Si tratta di un momento importantissimo, un vero e proprio spartiacque che deciderà se le tue piante produrranno cime misere o un raccolto abbondante, denso e stracolmo di resina!
Molti coltivatori pensano che una volta girate le luci, il gioco sia fatto e basti solo aspettare. Niente di più sbagliato. Le prime settimane sono quelle in cui la pianta sperimenta una vera e propria rivoluzione interna, cambiando il suo metabolismo e il modo in cui consuma le risorse. Saper interpretare i suoi bisogni in questo momento preciso ti eviterà un sacco di mal di testa e ti garantirà il massimo dalle tue genetiche.

Separare la fioritura della Cannabis in due parti: perché è fondamentale?
Forse ti starai chiedendo come mai abbiamo voluto dividere nettamente in due parti la fioritura della cannabis. La risposta è semplice: dal punto di vista biologico e nutrizionale, la pianta affronta due stadi completamente diversi che richiedono un approccio personalizzato. Trattare l’intero ciclo nello stesso modo è uno dei tipici errori da principiante che stroncano la resa sul nascere.
Guardiamo la questione dal lato dell’alimentazione. Durante il primo stadio, la pianta subisce una crescita accelerata. Per questo motivo avrà ancora un grandissimo bisogno di un alto livello di azoto. Senza azoto in questa fase, la struttura ingiallisce subito e non si sviluppa la forza necessaria per sorreggere i fiori futuri. Solo nella seconda fase di fioritura le piante smetteranno di crescere in altezza e inizieranno a richiedere molto più fosforo e potassio, riducendo quasi a zero la richiesta di azoto.
C’è poi il fattore clima. Nella prima fase, la Cannabis ha ancora bisogno di un’umidità relativa piuttosto alta (intorno al 60-65%) e di una temperatura stabile, idealmente superiore ai 25°C e fino ai 28-30°C nei momenti di punta. Questo serve a stimolare la traspirazione e ad aiutarla a spingere i nutrimenti dalle radici alle cime in crescita. Nell’ultima fase, al contrario, umidità e temperature devono essere abbassate drasticamente. Questo cambio serve a evitare la comparsa di muffe distruttive come la botrite o infestazioni di parassiti che adorano il clima umido tra le cime compatte. Se non osserviamo l’esistenza di queste due fasi diverse, i problemi con la coltivazione della marijuana sono assicurati.

Quanto dura la prima fase di fioritura della cannabis?
In questa prima fase, la cannabis cercherà di allungarsi verso l’alto con una forza impressionante. È lo “stretch”, il segno inequivocabile che la piena fioritura è alle porte! Ma quanto dura esattamente questo periodo e quando dobbiamo iniziare a modificare i parametri in vista della fase successiva?
La prima fase di fioritura inizia esattamente dopo aver cambiato il timer delle luci per la coltivazione indoor, passando al classico ciclo di 12 ore di luce e 12 ore di buio. Per quanto riguarda la coltivazione all’esterno, la transizione è più dolce e naturale: ce ne accorgiamo quando le piante iniziano a mostrare chiaramente i primi prefiori (i classici peli bianchi) su ogni snodo dei rami. Questo periodo di transizione si concluderà poi circa 3-5 settimane dopo lo switch per chi desidera coltivare indoor (le Indica smettono prima, le Sative continuano più a lungo) e 4-7 settimane dopo per chi coltiva outdoor.
Ecco perché è di vitale importanza mantenere i parametri della fase vegetativa nelle prime due settimane di fioritura. Ricorda che le piante di cannabis non cambiano i loro bisogni dall’oggi al domani: si prendono il loro tempo, ed eliminare l’azoto o dare subito un booster di fioritura nei primi giorni non farà altro che mandare la pianta in blocco o farle perdere le foglie prendisole inferiori troppo presto.
Tecniche di gestione della chioma per la prima fase di fioritura
Durante lo stretch delle prime settimane, puoi optare per diverse tecniche di gestione della chioma a seconda dello spazio che hai a disposizione e dello scopo che vuoi raggiungere. In questo momento preciso, infatti, è ancora possibile applicare trucchi come la defogliazione, il Lollipop, l’ultima potatura strategica o il classico LST (Low Stress Training). Molto dipenderà anche dall’esperienza che hai accumulato nei cicli passati, ma vediamo insieme queste tecniche in modo più approfondito per capire come usarle a tuo favore senza fare danni.
Tecnica di defogliazione nella prima fase di fioritura della Cannabis
La tecnica della defogliazione è fantastica se usata con criterio, perché permette di far penetrare la luce direttamente sulla parte inferiore della pianta. Normalmente, la parte bassa sviluppa solo poche e piccole infiorescenze (i cosiddetti fiori “popcorn”), che restano vuote, prive di consistenza e con pochissimi terpeni e principi attivi a causa dell’ombra.
Se eseguita al momento giusto, questa tecnica permette di ottenere ottimi risultati e cime compatte anche nelle parti basse! Il segreto dei coltivatori più esperti sui forum è la gradualità: sarà sufficiente rimuovere 3 o 4 foglie prendisole al giorno per una decina di giorni, concentrandosi su quelle più grandi che coprono i buttini sottostanti. Così facendo, non sottoporrete la pianta a uno stress massiccio che ne bloccherebbe la crescita, ma la aiuterete a distribuire meglio l’energia luminosa.
Tecnica del lollipop (Lollipopping)
Contrariamente alla semplice defogliazione, la tecnica del Lollipop va dritto al punto: elimina completamente tutti i rami bassi e i piccoli germogli all’ombra per concentrare tutta l’energia e la linfa della pianta esclusivamente sui fiori alti e principali.
Si esegue generalmente verso la seconda o terza settimana dallo switch. Sarà sufficiente rimuovere manualmente o con forbici sterilizzate i rametti deboli del terzo inferiore della pianta. In questo modo lascerai alla luce solo i siti più alti, meglio esposti e con il potenziale più alto, trasformando i rami in vere e proprie mazze pesanti.

Tecnica LST nella prima fase di fioritura
Con Tecniche Low Stress (LST) si intende la piegatura dolce del fusto e dei rami della pianta tramite cordini o ganci, in modo da esporre alla stessa altezza anche i rami più bassi e creare una chioma perfettamente piana.
Tuttavia, è anche vero che nelle community di coltivatori, sotto il nome di LST, vengono comunemente incluse varie pratiche combinate, tra cui la defogliazione leggera. Questo perché la manipolazione e la rimozione mirata di alcune foglie provocano un leggerissimo stress benefico alle piante, spingendole per reazione a produrre più tricomi e più resina per difendersi dagli agenti esterni. Il risultato? Fiori più appiccicosi e carichi di aromi.
Ultima potatura apicale (Topping)
L’ultima potatura del fusto principale, se effettuata proprio all’inizio della prima fase di fioritura (entro i primissimi giorni dallo switch), aiuta a mantenere le piante più basse, gestibili e cespugliose, frenando lo stretch selvaggio di alcune genetiche. Fai però molta attenzione a non farlo troppo tardi! Se effettui una potatura apicale dopo la seconda settimana, quando la pianta ha già iniziato a strutturare i calici, distruggerai la produzione ormonale principale, lasciandoti deluso con un raccolto misero e piante stressate che rischiano persino di diventare ermafrodite.

Alimentazione e parametri corretti per non rischiare il blocco
In questa fase di fioritura precoce della Cannabis, le piante richiederanno quasi le stesse dosi di fertilizzante del periodo vegetativo. La quantità di fosforo, potassio e microelementi va aumentata molto gradualmente, mentre si abbassa lentamente, settimana dopo settimana della fioritura di Cannabis, quella dell’azoto.
Se stai coltivando con fertilizzanti organici (bio), l’ultima bella poppata di vegetativo può essere data proprio intorno al cambio di luci, poiché la terra impiega qualche giorno a renderla disponibile. Se utilizzi fertilizzanti minerali, invece, la risposta è immediata e bisogna stare ancora più attenti a non andare mai oltre il dosaggio consigliato dal produttore. Esiste infatti un rischio altissimo di sovrafertilizzazione (overfert) dovuto ai sali che si accumulano nelle radici, con conseguente blocco della crescita, foglie a “artiglio” o, nel peggiore dei casi, la morte della pianta.
La temperatura dell’ambiente dovrebbe aggirarsi stabilmente intorno ai 26-31°C, molto simile alla fase vegetativa, soprattutto se usi luci a LED di nuova generazione. Anche l’umidità è un parametro che in queste prime 3 settimane rimarrà pressoché invariato rispetto alla crescita (intorno al 55-65%), poiché la pianta sta ancora spingendo forte con le radici e ha bisogno di traspirare senza accumulare calore eccessivo.
Suggerimenti e trucchi del mestiere
Hai notato che le tue piante di cannabis erano già troppo alte ancora prima di cambiare il ciclo di luce? Oppure ti sei dimenticato di fare lo switch in tempo e ora la grow room è diventata una giungla ingestibile? Per questo tipo di problema comune nei forum, può esserci un ottimo palliativo che limita i danni, basato sulla gestione dello spettro luminoso.
Molti commettono l’errore di montare la lampada HPS o di accendere lo spettro totalmente rosso dei LED non appena girano il timer a 12/12. Lo spettro rosso stimola l’allungamento degli internodi. Al contrario, se mantieni la lampada a luce bianca/blu (MH o spettro vegetativo dei LED) per le prime due o tre settimane dello switch, le piante rimarranno molto più corte, compatte e cespugliose. Questo perché lo spettro blu dice alla pianta di non allungarsi a vuoto, mantenendo i siti dei fiori vicini tra loro.
Infine, una raccomandazione vitale: evita assolutamente di dare troppo azoto nella parte finale della prima fase di fioritura. Le piante di Cannabis non smettono di richiederlo di colpo, ma ne vogliono sempre meno. Ogni traccia di azoto minerale accumulata all’interno dei tessuti dei fiori, oltre a rovinare completamente il gusto e a grattare in gola, rovina la combustione.
A livello chimico, la combustione dei nitrati residui non lavati rilascia fumo tossico e composti cancerogeni nocivi per la salute, lasciando quella tipica cenere nera e dura che fa scintille e non rimane accesa. Si consiglia quindi vivamente di iniziare a calibrare i nutrienti fin da subito, preparando la strada a un lavaggio finale delle radici (flushing) impeccabile, per ottenere un prodotto finale puro, morbido al palato e con la cenere bianca che tutti i coltivatori amano.

E per oggi è tutto, continua a seguirci per saperne di più sull’ultima fase di fioritura della Cannabis!
Saluti dal team di Annibale Seedshop!
Davide, CEO Fondatore e Genetista





